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Ricordi
di emozioni vere, di ragazzini ancora senza barba che sarebbero
diventati campioni, di competizioni genuine e vittorie truccate.
Si scoprono riavvolgendo e ascoltando il nastro della memoria di
Francesco Corrado, oggi presidente del Gruppo sportivo
ciclistico “Armando Gatto” e ieri talento del ciclismo
calabrese. Nella bacheca delle emozioni più grandi campeggia la
foto che richiama una gara premondiale di categoria juniores
utile a selezionare i campioncini in erba da portare alla
competizione iridata 1986. Corrado correva per la società
“Ciliberto” di Crotone. In gruppo con lui e giovani come lui,
c’erano Marco Pantani, Michele Bartoli, Francesco Casagrande,
Pianegonda, Bortolami e il siciliano Rosario Fina che poi
sarebbe diventato campione mondiale di inseguimento a squadre.
Proprio Fina si classificò meglio di tutti in quella sorta di
gruppetto vip, conquistando il terzo posto. “Ricordo una fuga a
tre sullo strappo finale -aggiunge Corrado- e poi la volata del
gruppetto. Pantani non fece una grande gara, rimanendo quasi
sempre nel gruppo. Forse pure perché quel genere di percorso, in
gran parte pianeggiante, non esaltava le sue caratteristiche di
scalatore puro evidenti già all’epoca. Fecero meglio Bartoli e
Casagrande, che si classificarono nelle prime posizioni. Io
(classe 1969, ndc) ero al secondo anno da Juniores mentre il
pirata (classe 1970) al secondo”.
Corrado confessa che già all’epoca era lampante la differenza
tra la maggior parte dei gruppi meridionali e quelli
centrosettentrionali. “Loro arrivavano con biciclette
professionali, e con al seguito massaggiatori, preparatori
atletici, medici sportivi e meccanici; mentre noi correvamo
addirittura con addosso ancora la maglietta di lana. Erano due
mondi completamente diversi. Inutile negare che già all’epoca
circolavano sostanze particolari, dai tradizionali integratori a
salire molto in alto”.
Corrado blocca qui il racconto del nastro della memoria,
preferendo chiudere con le esperienze del presente ed del
passato prossimo, maturate domenica dopo domenica nelle gare
amatoriali che lo chiamano assieme al suo gruppo nell’intero
meridione. “Se ne vedono davvero di tutti i colori. E perdippiù
colpisce che si abbassa sempre di più la soglia anagrafica di
quanti fanno uso di sostanze strane. Mentre sarebbe giusto
lasciare ai ragazzi il gusto puro per la bicicletta, puntando
esclusivamente sulla passione, una buona dieta e la voglia di
emergere, che soprattutto nei primi anni è il “doping” più
efficace. È triste dirlo ma è vero: il mondo del ciclismo è
malato. E purtroppo non solo tra i professionisti”.
Domenico Marino |